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abbecedario
il blog di donato piccinino



Sono nato il 14 marzo 1980. Vivo in Puglia, a Trinitapoli, la città degli Ipogei, divisa dal mare dall'area naturale delle Saline. Consigliere comunale a Trinitapoli del Partito Democratico, dopo la candidatura a sindaco nel 2011 e aver ricoperto l'incarico di Segretario di Circolo dal 2009. Ho ricoperto la carica di Presidente del Consiglio dell'Unione dei Comuni "Tavoliere Meridionale" (Trinitapoli, Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia).Laureato in Scienze Politiche a Bari, mi occupo di comuncazione, specializzato in quella ambientale. Collaboro con il giornale di approfondimento www.ilSudEst.it
11 giugno 2013
POLITICA
Progetti per l'ambito costiero. Fuori le idee


La Regione Puglia ha pubblicato l’avviso pubblico per la presentazione di manifestazioni d’interesse per la realizzazione dei progetti integrati di paesaggio nell’ambito del Piano Paesaggistico tematico (PPTR). Questo è uno degli interventi per l’attuazione del Programma regionale per la tutela dell’ambiente, in particolare rispetto alle azioni di tutela della biodiversità nel sistema della conservazione della natura. Nell’ottica di elevare la qualità paesaggistica dell’intero territorio pugliese, la riqualificazione, valorizzazione e riprogettazione dei paesaggi costieri è considerato uno tra gli obiettivi prioritari rispetto allo scenario strategico del Piano. Così sono stati individuati cinque progetti territoriali sperimentali per il paesaggio regionale, tra cui quello che riguarda ben sedici paesaggi costieri ad alta valenza naturalistica compresa l’area umida costiera della Capitanata che interessa i comuni di Trinitapoli, Margherita di Savoia, Zapponeta, Cerignola (per le aree a confine con la parte interna delle Saline), Barletta a sud e Manfredonia a nord. L’avviso pubblico, rivolto agli enti locali interessati,  punta alla costruzione di un vero e proprio “Progetto di paesaggio” tanto da voler rappresentare in questa fase solo un processo di ricognizione per una attenta valutazione della Regione Puglia prima di una possibile attuazione mirata con interventi strategici.

I Comuni, in forma singola o associata, interessati dagli Ambiti dei Paesaggi Costieri ad Alta Valenza Naturalistica, possono presentare le proprie candidature predisponendo anche più interventi mirati ad azioni di riqualificazione e valorizzazione.

Il progetto territoriale regionale per la valorizzazione e la riqualificazione integrata dei paesaggi costieri di Puglia si sviluppa in coerenza con la strategia europea per la gestione integrata delle zone costiere e con Schema di Sviluppo Spaziale Europeo, che hanno evidenziato come le aree costiere, proprio perché caratterizzate da elevata fragilità ambientale e diversità ecologica, e nel contempo da un alto livello di pressione antropica, necessitano di strategie integrate di sviluppo spaziale, capaci di bilanciare tutela attiva e valorizzazione dei territori e non senza il coinvolgimento delle comunità insediate.

L’obiettivo di contrastare l’attuale tendenza ad un’organizzazione lineare e cementificata della linea di costa, fatta di residenze e attrezzature turistiche disabitate per gran parte dell’anno, implica l’assunzione del concetto di “zona costiera” come fascia di transizione tra mare-costa-entroterra, come ambito relazionale che comprende territori di larghezza e profondità variabili in funzione dei caratteri geomorfologici e ambientali della costa e della storia delle società.

Il progetto, infatti, muove dall’assunto che un approccio efficace al problema della perdita di caratteri identitari e banalizzazione paesaggistica ed ecologica dei paesaggi costieri nega la possibilità di restringere il campo di analisi e d’azione alla fascia dei 300 metri sancita dalla legge Galasso, o tanto meno all’esiguo spazio demaniale costiero.

Gli indirizzi che le Amministrazioni locali dovrebbero seguire devono portare, in riferimento all’area umida costiera della Capitanata, “in primo luogo, a salvaguardare e valorizzare le aree inedificate di maggior pregio naturalistico ancora presenti lungo la costa, prevedendo interventi di riqualificazione  così creando una cintura costiera di spazi aperti ad alto grado di naturalità con il ripristino dei sistemi naturali di difesa dall’erosione e dall’intrusione salina e dei meccanismi naturali di ripascimento degli arenili, e al potenziamento delle connessioni tra costa ed entroterra. Occorre, inoltre, intervenire sui paesaggi costieri frutto delle attività edilizie degli ultimi decenni anche procedendo alla riduzione della pressione insediativa sugli ecosistemi costieri attraverso interventi di rimozione e successiva bonifica ambientale e ripristino naturalistico delle aree degradate. Senza dimenticare la questione degli accessi al mare”.

Per fare tutto questo è fondamentale recuperare in fretta lo strumento dell’Unione dei Comuni che in un’ottica di politiche integrate costituisce sicuramente la strada maestra a sostegno degli enti locali soprattutto in uno scenario di revisione territoriale che porterà al superamento delle province. Anche perché, in questo caso, non c’è limite amministrativo che tenga: la natura non ha confini”.


5 giugno 2013
POLITICA
Egologia


"Un partito riformista deve dire che questa è la priorità assoluta: combattere, e rischiare, per togliere all'Italia il fardello, sporco di sangue, costituito dai poteri criminali.
So bene che esiste una differenza profonda tra l'uomo politico che compra i voti della 'ndrangheta e il falso cieco che inganna la comunità facendosi pagare, con i soldi di tutti, una indennità che va a ritirare guidando la macchina. Come conosco le ragioni che vengono addotte dagli evasori fiscali o dagli specialisti in abusi edilizi: la dimensione eccessiva del prelievo o la lentezza delle procedure. Ma non ci possiamo permettere giustificazionismi di comodo. Quelli in base ai quali si sono ripetutamente celebratin in questi venti anni veri e propri inni legislativi all'illegalità: lo scudo fiscale, le norme per il condono. Tutti messaggi tesi a dire che chi rispetta le leggi è un fesso o un perditempo, che si può benissimo costruire abusivamente, tanto domani qualcuno sanerà, e che si può benissimo non pagare le tasse, tanto qualcun altro paga per te, magari su una retribuzione mesile di 1000 euro.
La pratica diffusa dell'illegalità nasce da qualcosa di ancora più profondo: la cultura dell'irresponsabilità civile.
Lo Stato è un nemico o un fesso, grande e grosso, da ingannare. C'è anche della verità, in questo: lo Stato italiano è stato edificato non con l'obiettivo di promuovere ma di frenare. Quello che la lentezza pachidermica della pubblica amministrazione non consentiva era reso possibile dalle clientele, dal "conosco uno che", croce di un Paese che dei diritti e delle capacità ha sempre fatto strame. (...)
Una delle malattie italiane di questi anni è stata "l'egologia". Perdute le grandi appartenenze collettive, quelle per le quali dire "noi" era rassicurante e protettivo come una coperta con un freddo cattivo, si è fatta lentamente strada una malattia profonda e pericolosa: l'idea che il mondo ruoti attorno a sè medesimi, che gli altri siano un intralcio, che si possa anzi si debba, passare sul cadavere del prossimo pur di far carriera"

(tratto da E se noi domani. L'Italia e la sinistra che verrà, ed. Rizzoli @Walter Veltroni)
3 giugno 2013
POLITICA
Il ritorno di Walter


Vi invito venerdì 7 giugno, all'Auditorium dell'Assunta di Trinitapoli (Bat), alle ore 18.30,
alla presentazione del libro "E se noi domani. L'Italia e la sinistra che vorrei".


Con noi ci sarà Walter Veltroni.

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28 maggio 2013
POLITICA
Distorsioni elettorali


Ad ognuno il suo Porcellum. L'ultima tornata delle elezioni amministrative ha rimesso a nudo delle evidenti problematicità legate al funzionamento della normativa per l'elezione diretta dei sindaci.  Basterebbe prendere in considerazione il risultato nel comune di Margherita di Savoia per far emergere un problema nel sistema elettorale per i comuni sotto i 15.000 abitanti che, in casi particolari, risulta essere una vera e propria distorsione.

I numeri: si presentano ai blocchi di partenza ben sette liste. Il nuovo sindaco è eletto con il 22,5% dei votanti (che corrisponde al 17,3% degli elettori). La lista vincente ottiene ben undici consiglieri comunali (più il sindaco). La seconda lista, con uno scarto minimo di 123 voti, guadagna un solo seggio. Tutte le altre liste, esclusa l'ultima, eleggono un solo consigliere comunale. La penultima coalizione ottiene però solo la metà delle preferenze della seconda ed ha lo stesso numero di rappresentanti in seno al consiglio comunale.

Il sistema elettorale maggioritario premia il vincitore assegnando la maggioranza assoluta dei seggi (12 su 17) e assicurando così la governabilità (il sistema funziona da ormai vent'anni), a differenza del sistema precedente, soggetto alle variabili e alle fibrillazioni politiche, considerato che il sindaco veniva eletto solo successivamente dai consiglieri comunali.
Assegnare undici seggi alla lista che vince ed uno soltanto alla seconda (e seguenti), con uno scarto minimo tra esse, è una evidente "forzatura" del sistema che non rispecchia così la proporzionalità, nemmeno in maniera "temperata", dei voti ottenuti.
Nella fattispecie, aver presentato ben sette liste, presupponeva un frazionamento esasperato dei voti con il facile pronostico di avere la lista vincente con un consenso molto basso.
Ma, se il problema non può essere la presentazione delle liste, perchè nessuna legge può restringere il diritto di candidatura, forse è arrivato il momento di affrontare la questione di estendere l'elezione al secondo turno anche ai comuni al di sotto del 15.000 abitanti (e comunque almeno superiori ai 10.000) in caso nessuna lista raggiunga, al primo turno, la soglia del 50%.
Una seconda proposta potrebbe essere di ricorrere al ballottaggio solo nel caso in cui la lista vincente non superi una soglia minima (35-40%). Oppure, mantenendo lo stesso sistema, garantire maggiore rappresentatività alle liste in cui almeno la metà dei componenti raggiungano un numero minimo di preferenze a salvaguardia di un riequilibrio dei seggi che premi le liste con maggiori voti che sono, invece, penalizzate dall'attuale normativa.
Un sistema elettorale perfetto non esiste, ma è necessario, in alcuni chttp://www.ilcannocchiale.it/member/blog/post/post.aspx?post=2783587asi come questo, prendere in considerazione delle correzioni per evitare le storture che si possono venire a creare. Il principio della governabilità deve essere sempre garantito perchè è quello che comunque ha dato stabilità al sistema ma è anche vero che essere eletto sindaco, legittimamente, ma con solo il 22% dei votanti e una maggioranza numerica di seggi sproporzionata, è chiaramente una distorsione democratica.
Se sotto il giudizio della Corte Costituzionale passerà l'iniquo premio di maggioranza dono del Porcellum, cosa dire del Porcellinum declinato a livello locale?
Rebus sic stantibus è forse il caso che intervenga il legislatore in maniera complessiva ed organica.

L'articolo è stato pubblicato su http://www.ilsudest.it/politica-menu/86-politica/2764-il-fatto-distorsioni-elettorali.htmlhttp://
18 maggio 2013
ECONOMIA
Crisi finanziaria/1

aprile 2011

La situazione economica non offre sicurezze. La realtà non può essere edulcorata e siamo convinti che le promesse che nascono sull’albero della propoganda finiscono poi come le foglie d’autunno, rigorosamente morte. Spazio allora a idee chiare senza inutili salti nel vuoto e facili promesse.

Il federalismo è una tra le tante promesse tradite da questo governo (Berlusconi), che da occasione di crescita è stato trasformato in un confuso insieme di norme che produrranno solo un aumento delle tasse e una diminuzione dei servizi per i cittadini. Le Autonomie Locali rappresentano una risorsa eccezionale, ma sempre più colpita, mortificata e denigrata. Sono la cerniera tra lo Stato e i cittadini e devono essere elemento di coesione.

Per le nostre comunità e per tutti i nostri amministratori, invece, il tempo è già ampiamente scaduto. Nel 2010 oltre il 50% dei comuni sono fuori dal patto di stabilità. I conti pubblici nel biennio 2008 - 2010 sono peggiorati, il debito pubblico è volato al 119%, il rapporto deficit PIL al 5,1%. La disoccupazione reale, compresi quindi anche coloro che un lavoro hanno smesso di cercarlo e chi è finito in cassa integrazione ma che non verrà riassunto (...) Crescono i debiti delle famiglie e diminuiscono le risorse a disposizione. E in tutto questo, la pressione fiscale ha toccato il massimo storico il 43,4%.. Le risorse sottratte agli enti locali, ben 13miliardi di euro, sono state solo in piccolissima parte impiegate per fronteggiare la crisi, per gli ammortizzatori sociali.

Oggi i Comuni sono nelle difficili condizioni di azzerare qualsiasi programmazione limitandosi ad una gestione ragioneristica dei conti dell’amministrazione. Il concetto, sempre salvaguardato, di “servizio essenziale” si sta radicalmente trasformando. Quello che era intoccabile sino a pochi anni fa, oggi rischia di non esserlo più a causa dei tagli e dei vincoli imposti.

All'interno di questo quadro di riferimento, dal punto di vista locale, è importante continuare una attenta azione di risanamento finanziario
attuando una riduzione dell’indebitamento, contenendo la pressione fiscale sui cittadini e le famiglie, attivando politiche di recupero dell’evasione attraverso un piano di coordinamento della struttura amministrativa.

Intercettare linee di finanziamento a fondo perduto per la realizzazione di nuovi investimenti. Utilizzare la tecnica del project financing per la realizzazione di opere pubbliche con annessa gestione. Condividere con i cittadini la realizzazione di nuovi progetti per i quali finalizzare entrate specifiche.

E' uno stralcio del programma amministrativo della nostra lista Trinitapoli da Vivere. Il realismo che ha contraddistinto la nostra proposta di governo è sempre stato chiaro e trasparente. Le idee e le soluzioni, in un'ottica costruttiva, sono sempre valide e attuali in un quadro diventato ancor più critico.

E' (sempre) ora di agire.






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16 maggio 2013
Buon compleanno Abbecedario


Serigrafia originale, firmata a matita da Jean Michel Folon,
estratta del portfolio "L'histoire d'une plume". Ed. Empreintes, Parigi.


101 post. 25.478 visite. 1 anno di Abbecedario.
Un diario per raccontare e scrivere.
A volte per offrire un servizio,
a volte per dar voce a qualcosa o qualcuno,
a volte per non sentirsi soli nell'impegno di ogni giorno.

Grazie a tutti che, ogni tanto, quando vi pare,
vi fermate da queste parti.

A presto,
donato


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16 maggio 2013
POLITICA
#benecomune

Per alcuni la regola della politica (in assoluto) corrisponde al proverbio cinese "siediti sulla riva del fiume, vedrai passare il cadavere del tuo nemico".

Per me non è proprio così. Perchè prima viene il bene comune.


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11 maggio 2013
CULTURA
Cécile sono io



Basterebbe rileggere il testo della relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti dell'ottobre 1912 per capire che le dissonanze di questi giorni sono solo frutto dell'ignoranza. Abissale.

A Cècile Kyenge tutta la solidarietà per le offese e gli attacchi che sta subendo. Vergognosi.

Un giorno anche il nostro Paese non considererà diversi i bambini immigrati seduti accanto agli amici di banco italiani.

"Generalmente sono piccoli di statura e di pelle scura.
Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartementi fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le  nostre donne li evitano perchè non solo sono poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni
stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.
(…) Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione.
11 maggio 2013
CULTURA
Rifiuti, l'emergenza al contrario

(nella foto l'impianto di Spittelau, Vienna)

L'articolo è pubblicato su www.ilsudest.it

Non per tutti i rifiuti sono un problema. A volte, infatti, se scarseggiano, rischiano di creare una vera emergenza .

E' quello che accade in Norvegia, dove hanno "finito" la spazzatura e non sanno più come riscaldarsi e produrre energia. Questo accade perchè si ricicla più della metà di quello che si butta e in discarica termina solo il 2 per cento. In media, nei 27 paesi dell'Unione Europea, finisce in discarica il 37 per cento della spazzatura. Questa media oscilla da percentuali molto basse (da 1 a 3%) di Norvegia, Germania, Svezia, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca al 28% della Francia, al 58% della Spagna e all'82% della Grecia. L'Italia è abbondantemente oltre la media europea perchè la metà dei nostri rifiuti termina la propria vita in discarica.
Le alternative sono il riciclo e il compostaggio oppure gli inceneritori. Proprio in questi giorni si discute in Puglia del nuovo Piano per rifiuti che dovrebbe venire alla luce prima dell'estate e che è pronto per un primo esame in Giunta. Il Piano, che sarà il primo della storia regionale finalmente ordinario e non più derogatorio, parte dal dato che la raccolta  differenziata non ha raggiunto i risultati sperati e fissati e conferma che la strategia rimane quella del potenziamento delle attività del riciclo, riducendo ai minimi termini l'incenerimento, lasciando ai territori provinciali di fissare le modalità  per raggiungere gli obiettivi programmati.
Sempre che i rifiuti non prendano altre vie. L'Italia, infatti, insieme a Spagna, Gran Bretagna e Francia (ancora molto affezionati alle discariche) compensano il deficit di spazzatura dei paesi dell'Europa del Nord. I rifiuti, da considerare come materia prima, riescono a coprire solo un quinto dei loro fabbisogni ed è necessario "importarli" con due vantaggi: il primo è che sono gli esportatori  a pagare le balle dei rifiuti spediti, il secondo deriva dal fatto che il calore e l'elettricità generati dalle centrali con la spazzatura riscaldano e illuminano le città permettendo di risparmiare petrolio. Ad Oslo, per esempio, tutte le scuole e metà delle abitazioni, sono riscaldate con gli scarti domestici. A Roskild (Danimarca) è stata fatta una gara internazionale di architetti per la "Energy Tower"  che dai rifiuti genera calore ed elettricità. Senza dimenticare l'impianto di Spittelau, nel centro di Vienna, più famoso per le piastrelle colorate e il globo sulla ciminiera piuttosto che per il fatto che riscalda l'ospedale vicino. Prima di dividersi tra favorevoli e contrari a metodologie di incenerimento, prima di immaginare che ogni "buona pratica" sia sempre e comunque trasferibile da un posto all'altro, è il caso di ricordare che la Germania, prima di tutto,  è al 62% di raccolta differenziata. Così come tutti gli altri paesi del nord Europa.




20 aprile 2013
POLITICA
Lascia e raddoppia


In due mesi la politica italiana è stata sconvolta.
Prima le elezioni e, adesso, il racconto di una pagina storica delle nostre istituzioni, la rielezione per la prima volta di un Presidente della Repubblica (mentre la Chiesa vive una situazione diametralmente opposta).
Giorgio Napolitano è la personalità politica, nel suo ruolo, che gode di maggior fiducia da parte dei cittadini.
Ecco perchè la sua "libera scelta" di accettare l'invito di forze politiche imballate a continuare nel suo incarico presidenziale è segno di garanzia, unità e affidabilità.
Napolitano è stato sempre contrario ad innovare la prassi con la possibilità di un secondo incarico e sarà chiaro nel sottolineare, già nella cerimonia di giuramento, che non intenderà svolgere in pieno il suo settennato ma considererà a termine il suo mandato, interpretando questa fase come straordinaria e di urgenza per la tenuta sociale, economica e politica dell'Italia.
Accompegnerà, quindi, una vera stagione di riforme delle istituzioni (come preannunciato con il lavoro dei saggi) che di fatto, poi, aprirà una nuova fase repubblicana quando lascerà, definitivamente, il testimone.
E' questo il quadro e il perimetro in cui ci ritroveremo nei prossimi tempi.
A Napolitano non possiamo che rivolgere solo la nostra gratitudine per l'estremo servizio che offrirà al Paese. In tempi di rottamazione credo sia opportuno anche ricordare il diritto di chi ha avuto per molto tempo grandi responsabilità di godere serenamente l'ultima fase della propria vita.
Se tutte le parti politiche fossero state in grado di esprimere un grado di maturità consono al momento, non staremmo qui a vivere e raccontare questa storia.
Si apre, adesso, una fase in cui ciascuno sarà chiamato ad onorare i propri doveri per il bene del Paese, che necessita di una sterzata e di uno scossone che ridiano speranza, benessere e fiducia.
Fuori da questa lettura consapevole della realtà, c'è solo spazio per logiche di contrapposizione a cui va tolto il vento per spostarlo verso ogni possibile tentativo di cambiamento.
Si aprono praterie di rigenerazione, da cogliere con coraggio e solerzia. Senza indugi.
A cominciare dal mio partito, il PD, che aprirà adesso una dura traversata ripartendo da una inevitabile lettura del risultato elettorale, punto da cui non si doveva prescindere da subito e che ha portato, invece, alle lacerazioni e ai tradimenti di questi giorni.
Ma questa è un'altra storia che proveremo a vivere con grande responsabilità, la stessa che riconosco a Bersani, al suo lavoro, alla sua caparbietà al netto di errori e valutazioni che hanno reso più complessa la gestione di questa fase.
Il Pd esce dall'oscurità in cui si è cacciato ricordando i valori e il progetto per cui è nato (fuori da questo spirito si aprirà inevitabilmente una pagina nuova) e, soprattutto, smettendola di inseguire Grillo sulla strada del cambiamento.

I tempi nuovi annunciati da Aldo Moro è arrivato il momento di farli vivere.


16 aprile 2013
CULTURA
Tesori negati


Cerco di spiegare meglio le ragioni del perchè è giusto non rimanere in silenzio sul "caso del Museo di Trinitapoli" ancora chiuso.
Perchè è un problema che non riguarda solo la nostra città ma tanti "tesori negati" che in Italia sono un patrominio sconosciuto a molti.

A leggere gli ultimi dati dal Ministero dei Beni culturali (Mibac) emerge una riflessione sconfortante: il 44% delle aree archeologiche del Sud è chiuso al pubblico e il 19% è accessibile senza sbigliettamento. Tutto, chiaramente, a spese dell'economia locale che non trova nel turismo culturale un volano per la crescita (come potrebbe essere).

Il principio da tenere a mente è semplice: ciascun sito è espressione della storia del territorio in cui si trova. Per questo è necessario che venga incentivata la gestione dei Beni culturali da parte delle comunità locali (all'interno di un quadro normativo nazionale) che siano in possesso sia delle risorse che degli strumenti che servono per produrre più cultura, lavoro e ricchezza.

Agli Enti Locali, il Titolo V della Costituzione affida in modo concorrente la valorizzazione del patrimonio culturale. Non è un buon sistema quello che vede le soprintendenze essere "dominus" dotate di autonomia speciale.

Un bene culturale è bene universale ed è tale solo se ne possiamo godere, altrimenti non è un bene nemmeno per pochi.

Per queste brevi ragioni rispondo come ha fatto Stefano De Caro (direttore del centro internazionale di studi per la conservazione e il restauro dei beni culturali, Iccrom) alla domanda su cosa deve pensare un cittadino quando nel suo territorio un sito archeologico è chiuso al pubblico: "i cittadini devono informarsi sulle ragioni della chiusura e premere perchè si riapra".

Spero di aver chiarito alcuni punti focali del problema che solo una visione provincialistica può ridurre ad una schermaglia politica locale. Non è così, come la soluzione non è l'annuncio dell'apertura o la possibile imminente apertura se non si conosce come sarà affrontato il problema della gestione e quali azioni sono state messe in campo per evitare uno "specialismo" che dovrebbe far spazio, invece, ad un sistema integrato di siti, dove città e musei possono essere veicoli di partecipazione della comunità locale e contribuire alla vita del territorio.


13 aprile 2013
CULTURA
Un Pastore ancora vivo. Don Tonino Bello

(articolo pubblicato su www.ilsudest.it)

Se anche i vescovi potessero cambiare nome ad elezione avvenuta, è molto probabile che don Tonino Bello avrebbe scelto, in quel lontano 1982 quando venne consacrato vescovo, come il cardinale Bergoglio, il nome di Francesco. 

Nella sua azione pastorale, infatti, la scelta di una Chiesa povera per i poveri era il suoVangelo di ogni giorno.Il prossimo 20 aprile ricorre il ventesimo anniversario della sua morte e si susseguono, in queste settimane, iniziative ed eventi per ricordare l'uomo e il vescovo profeta della speranza per cui, dal 2007, è stata avviata la causa di beatificazione.

Non c'è strada, chiesa o luogo della sua diocesi (Molfetta, Terlizzi, Giovanizzo, Ruvo) che non abbia sperimentato in dieci anni di fervido apostolato di carità l'azione quotidiana di ascolto e di mitezza che lo ha reso unico non solo come guida delle anime ma anche come scrittore, poeta e uomo di pace.

Un messaggio che ha sempre superato i confini della sua terra del Sud "tra i tanti sud del mondo": come in quel 7 dicembre 1992, quando, già malato, partì insieme a circa cinquecento volontari da Ancona verso la costa dalmata per una marcia a piedi che lo avrebbe condotto a Sarajevo, città assediata dalla guerra civile.

Al Bari International Film Festival è stato presentato il mediometraggio del regista pugliese Edoardo Winspeare, "L'ultima attesa", realizzato da Pax Christi, il movimento cristiano e pacifista
di cui il vescovo molfettese è stato presidente dal 1985 al 1993 e finanziato attraverso la libera offerta dei fedeli grazie alla campagna "Adotta un fotogramma per don Tonino".

Carlo, protagonista del film, è un uomo d'affari che vive una crisi esistenziale ed economica. Arriva in Puglia, solo per due giorni, per trovare la sorella, ma lungo il percorso, in autobus, in treno, in macchina e a piedi, incontra gente comune, gente normalissima: il pane quotidiano di don Tonino Bello al centro dei suoi pensieri (e della sue azioni) sempre ispirati ad una Chiesa viva. Durante quel viaggio una donna ricorda  a Carlo che don Tonino ha vissuto il francescanesimo "perchè le parole non fanno i fatti, i fatti fanno le parole".
La bontà di quella gente, la stessa di don Tonino, rivela a Carlo un mondo fatto di persone in cui non ci sono, hobbesianamente, solo lupi che si azzannano come, invece, lui crede.

L'altruismo e l'amorevolezza sono due talenti di donTonino che, plasticamente, si materialiazzano con il ricordo vivo delle sue parole con cui Winspeare racchiude il finale del suo racconto cinematografico: "Se noi la nostra vita veramente non la poggiamo sugli altri, la nosta vita cade. Per noi esseri umani l'unica condizione perchè ci si mantenga in piedi è che il baricentro esca fuori di noi, ci sia questo sbilanciamento".

Dopo vent'anni il messaggio di don Tonino è ancora fresco e ha ancora molto da trasmettere (e non solo
alla sua Chiesa), perchè se era vero ieri che "per far nascere un nuovo ordine di giustizia e pace dobbiamo accendere, con quella della pietà, la lampada della politica, intesa come maniera esigente di vivere l'impegno umano e cristiano al servizio degli altri" è ancora più vero e attuale oggi.

5 aprile 2013
POLITICA
Giro di boa
L'intervista è stata rilasciata ieri al giornale online Il Quotidiano Italiano Bat

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/notizie-in-evidenza/2013/04/news/trinitapoli-intervista-esclusiva-a-donato-piccinino-%C2%ABil-nostro-comune-ha-fatto-troppo-poco-per-dare-un-segnale-di-svolta%C2%BB-24407.html/http://

(4 aprile 2013) TRINITAPOLI- (di Michele MININNI) In un momento di crisi finanziaria per il Comune di Trinitapoli, che è sotto la lente della Corte dei Conti, abbiamo incontrato il capogruppo consilare di Trinitapoli da Vivere Donato Piccinino per alcune considerazioni sulla delicata fase amministrativa dell’Ente.
PICCININO 40 (1)

D: Consigliere Piccinino, partiamo da una fase di estrema attualità: il controllo della Corte dei Conti che chiede chiarimenti e precisazioni in merito al rendiconto di gestione 2010; la domanda è d’obbligo: seconde lei il punto di arrivo quale sarà, avremo un’Amministrazione controllata o ci sarà un percorso definito per evitare il dissesto finanziario dell’Ente?

In un Paese in cui siamo tutti commissari tecnici della nazionale o possibili “saggi”, interpretare quale sarà il deliberato della Corte dei Conti è un esercizio che non credo serva a molto. Dopo l’udienza della scorsa settimana mi pare che in linea di massima alcuni dati siano ormai evidenti: il controllo è stato esteso fino al 31 dicembre 2013 e di fatto è come se fossimo con gli occhi puntati addosso giorno per giorno. Le criticità sono state confermate soprattutto rispetto a due lati della stessa medaglia: l’utilizzo dell’anticipazione di cassa al limite e la scarsa liquidità. Ora bisognerà capire se la Corte dei Conti considererà la nostra situazione come se avessimo i decimi o febbre vera, anche se ha già sottolineato come nell’ultimo esercizio finanziario del 2012 non siano stati presi provvedimenti rispetto alle raccomandazioni già fatte lo scorso anno e recepite dal Consiglio Comunale. Sono convinto che gli Enti Locali stiano pagando troppo le manovre degli ultimi anni e i danni provocati dal patto di stabilità o di stupidità e che servono urgenti interventi per dare ossigeno alle politiche locali ma è anche vero che il nostro Comune ha fatto troppo poco per dare un segnale di svolta; penso soltanto ad una seria attività rispetto alle entrate, siamo fermi da un anno pur conoscendo la reale situazione che stiamo vivendo. Così come solo oggi sento dire che dobbiamo valorizzare il nostro patrimonio oppure che dobbiamo attuare una revisione complessiva della spesa: mi chiedo perché non sia stata considerata da subito come la vera priorità. E’ evidente che è sintomo di cattiva gestione o di mancanza di analisi cambiare Assessore alle Finanze alla vigilia dell’approvazione di ogni bilancio di previsione.

D: Altra problematica attuale è la forte disoccupazione che attanaglia la città di Trinitapoli, a che punto (di fatto) è il lavoro della tanto acclamata Commissione?

Nell’ultima Commissione tenuta martedì 2 aprile c’è stato un cambio di rotta. Il Sindaco ha preso atto, come già fatto nell’ultimo Consiglio Comunale, dell’inutilità della convocazione delle parti sociali senza un minimo di proposta su cui avviare una riflessione e valutare poi le diverse soluzioni. Qualcuno in maggioranza continua a sostenere che dovremmo interessarci a trovare strade che eliminino il fattore disoccupazione senza dare, invece, priorità alle tante situazioni di disagio socio-economico che ben conosciamo. Noi abbiamo posto questo al centro della discussione: capire quali e quante risorse o strumenti abbiamo a disposizione da subito che possano confluire in un vero e proprio Fondo di solidarietà con apposito capitolo nel prossimo Bilancio. Ho chiesto che il percorso sia veloce e non si perda altro tempo rispetto a quello già trascorso invano e con il Sindaco si è concordato un piano di lavoro della Commissione partendo dagli interventi possibili con i finanziamenti del Piano Sociale di Zona per il 2013, dal fondo utilizzato lo scorso anno per i voucher e altre risorse ricavate dalla revisione della spesa tagliando quelle che adesso non sono da considerare come priorità. Su questo ci sarà un confronto e solo, successivamente, torneremo a discutere con le parti sociali e le associazioni di categoria partendo da una proposta di base con dati e strumenti certi.

D: Dopo due anni trascorsi della giunta Di Feo, ci può commentare il bilancio amministrativo?

 Abbiamo detto sin dal primo giorno che senza programmazione non si va da nessuna parte: oggi si intuisce meglio il senso di quelle parole alla luce del fatto che un’Amministrazione non può basarsi sulla politica del vivere alla giornata. Credo che il Sindaco, più di ogni altro, questa sensazione la stia vivendo da vicino prendendo atto che un conto è fare la campagna acquisti per vincere la campagna elettorale e un conto poi è governare con quella squadra con tutti i limiti che ormai sono evidenti in un fase storica che ha bisogno di ben altre risorse. Per questo ho sempre considerato un grave errore della maggioranza chiudersi nel fortino per difendersi dai “nemici” trovando sempre l’alibi del passato. I cittadini questo lo hanno capito e giudicano negativamente l’operato di quasi metà mandato. Dire oggi, arrivati al giro di boa, che si cercherà di dare una sterzata è non rendersi conto che se lo schema di gioco non ha portato risultati fino ad oggi è dannoso continuare con lo stesso. Non vedo come di colpo si possa diventare i “salvatori della patria”. Se si condivide questo passaggio è evidente che siamo di fronte ad un bivio ed è il Sindaco che in primis deve fare alcune valutazioni alla luce anche delle accelerazioni che possono anche venire dal contesto finanziario.

D: E’ diverso invece il giudizio politico?

In questo caso c’è un personale rammarico: stiamo vivendo, forse, la fase politica più complicata e difficile della nostra città e un Consiglio Comunale fortemente rinnovato corre il rischio di perdere una storica occasione. Sin dal primo momento è stata preferita la strada della “forza muscolare e dei numeri” rispetto al dialogo e al confronto, ben sapendo che l’opposizione ha sempre solo 5 voti su 17. Una cosa su tutte rimprovero, se posso, al Sindaco, che non può pensare di rappresentare le Istituzioni come se fosse una partita di calcio in cui le tifoserie sono sempre pronte a sfidarsi e lanciarsi invettive: ci vuole moderazione e capacità di mediazione se si crede veramente di rappresentare tutti e non solo una parte. So anche che su di lui grava tutto il peso di questa amministrazione, ma questo non può essere un alibi perché le responsabilità maggiori sono sempre di chi ne ha di più. Purtroppo, sono costretto a parlare “delle persone”, perché l’altra amara costatazione è che è venuto meno il ruolo di intermediazione dei partiti nella nostra comunità, spesso utilizzati solo come scudo, paravento o semplici sigle, ma non più come luoghi di elaborazione e analisi. Così come mi auguro che qualcuno, che conosce le regole della democrazia, rigetti l’incosciente piano o il tentativo di avvilire il lavoro e il ruolo del Consiglio Comunale perché così facendo finiremo con il delegittimare le Istituzioni che vanno, invece, sempre salvaguardate.

D: Stiamo assistendo alla nascita di gruppi, di movimenti  cittadini per rilanciare la macchina locale ,cito Il Laboratorio di Idee: qual è la sua considerazione in merito?

Ogni fermento di buona politica è un messaggio positivo per la nostra comunità. Il Laboratorio credo sia nato, soprattutto, in risposta ad un uso distorto dei mezzi di informazione e comunicazione che stanno facendo credere che la politica si faccia nell’etere quando, invece, è vita di ogni giorno, nella città, per le strade, nei luoghi di lavoro, nelle piazze. Così come forte è il loro disappunto, come di tutti, verso forme di linguaggio e di costume politico che vanno condannate e messe all’angolo. Sentirsi parte del centrosinistra lo dico con chiarezza, nella nostra realtà locale, è voler attuare il cambiamento in un percorso di unità che è appena iniziato e che deve proseguire attorno ad un dibattito su nuove idee e progetti che si trasformino in prospettive per Trinitapoli. Così allontaneremo una vecchia malattia di certa parte della sinistra secondo cui “altri migliori di noi non ce ne sono”. Il centrosinistra non è una formula magica e sono convinto che dando fiducia e coraggio al rinnovamento, che deve continuare, saremo pronti quando ci presenteremo, con la nostra proposta, ai cittadini. Del passato mi interessa solo una cosa: imparare dagli errori.

 

27 marzo 2013
POLITICA
Bene comune
“Non bisognava però partire rassegnandosi senz’altro
a rinunciare a quanto appariva impossibile,

ma piuttosto vedere come fare per ottenere

almeno tutto il possibile:

tenendo presente che per raggiungere il possibile

bisogna saper tentare anche l’impossibile”


 
(Agostino Casaroli)

 

22 marzo 2013
CULTURA
Da 150 anni Trinitapolesi. Casalini da sempre
Il 26 marzo del 1863, 150 anni fa, Vittorio Emanuele II, Re d'Italia, emanò il Regio Decreto n.1218. Con questo atto autorizzava 58 "Comuni delle Provincie Napolitane e Siciliane a variare la loro denominazione" su proposta del Minstro dell'Interno, Ubaldino Peruzzi. Da due giorni, il 24 marzo, era stato nominato il nuovo governo guidato, per la prima volta, da Marco Minghetti.
Fu con quel decreto che il nostro Comune cambiò la propria denominazione da Casaltrinità a Trinitapoli (in provincia di Capitanata).
Ma l'atto su cui si fonda quel decreto risale a qualche mese prima, esattamente al 30 dicembre 1862, quando il Consiglio Comunale di Casaltrinità deliberò di inviare la proposta al Re per la modifica della propra denominazione.
Se c'è da ricordare una data credo sia soprattutto questa: è quell'atto, espressione dell'autonomia locale, che segna la nostra storia moderna, a cavallo con le svolte unitarie che avevano interessato tutta la penisola.
Ma perchè il governo "casalino" di allora decise di modificare il proprio nome?
In realtà è importante prima fare un passo indietro rispetto a quel 30 dicembre 1862, perchè il tema era all'ordine del giorno da un pò di tempo: infatti, il 13 dicembre 1862, si era già tenuta un'altra seduta di Consiglio Comunale in cui era stata presa una decisione diversa, stabilendo come nuova denominazione Salpi-Trinità.
Cosa sia successo in quei 17 giorni successivi, comprese le festività natalizie, quali novità e ripensamenti siano intervenuti o quali pressioni ci siano state, non lo sappiamo (e fonti dirette non ci sono più).
Fatto sta che, alla nuova convocazione del 30 decembre, su 21 consiglieri comunali erano presenti solo in 11: il sindaco, che presiedeva la seduta, Orazio Labianca, e poi Antonio di Leo di Giuseppe e Antonio di Leo fu Francesco Paolo, Nicola Ruggiero Vincitorio, Raffaele Priorelli, Giuseppe Lavorevere, Teofilo D'Urso, Giovanni Mutarelli, Ruggiero Falcone e Giovanni Landriscina. Risultarono assenti, invece: Pasquale Russo, Domenico Pellegrino, Ruggiero Tammeo, Vincenzo Staffa, Michele Giannattasio, Giuseppe Urbano, Ruggiero di Leo, Michele Staffa, Nicola Ruggiero Sarcina e Francesco Paolo Pasquale.
La proposta di deliberazione passò all'unanimità e modificò quella assunta precedentemente.
Il nome di Trinitapoli è frutto di una profonda divisione nel Consiglio Comunale? Gli atti sembrano dire questo: una spaccatura tra conservatori e innovatori, tra chi prediligeva un rimando alla storica discendenza dalla città di Salpi e chi propendeva per un riferimento diretto all'idea più moderna di città, abbandonando il richiamo al Casale e aggiungendo il suffisso di "polis".
Le motivazioni di quella scelta darebbero ragione alla mia ricostruzione dei fatti: così infatti si legge nella deliberazione di quel 30 dicembre riportata anche dallo storico Maurantonio Vincitorio, canonico della Chiesa Collegiata di Trinitapoli nel suo libro "Salpi e Trinitapoli - Studii e memorie storiche sull'antica Salpi e la moderna", pubblicato nel 1904,
"...Il Presidente (il Sindaco Labianca, n.d.a.) ha proposto che stante l'incremento civile, morale e materiale di questo Comune sotto tutti i rapporti, e considerando che, nella opinione pubblica, in tutte le Città e Provincie limitime, il nome di Casale, che ha questo Comune, è degradante e vile; invita il Consiglio a votare un indirizzo al Re, domandandosi, che il nome di questo Comune venga cambiato in altro che risponda allo stato delle sue attuali condizioni".
Ma perchè, a detta del Sindaco e di alcuni consiglieri comunali, il nome Casaltrinità era considerato vile e degradante per il buon nome del nostro Comune e quali erano le nuove condizioni che dimostravano, evidentemente, notevoli miglioramenti delle condizioni di vita tanto da richiedere a Vittorio Emanuele II di accettare la proposta di elevare di rango la comunità locale, da paese a Città?
Ed ecco, dal testo di quella delibera comunale, un quadro storico della nostra Trinitapoli, che risale a 150 anni fa: "...Il Villaggio in origine, finora nomato Casale della Trinità..., cresciuto e popolato oggi sino a circa sette mila abitanti, si è fatto il Paese di larghe strade lastrificate e fiancheggiate da edifici regolari, dominante l'agro giurisdizionale nel raggio compensato di nove chilometri; si è reso uno dei principali granai e cellai della Puglia per le sue industrie svariate, ed è il Capoluogo del Mandamento che conta sette professori avvocati, tre notai, un professore di pubblica economia, socio corrispondente delle primarie accademie italiane, un professore di filosofia e letteratura italiana, due socii corrrispondenti delle società economica di Foggia, tredici studenti intenti alle scienze e professioni diverse, nove dottori medici, un professore di veterinaria, dieci farmacie: l'Ospedale assisitito da due Figlie della Carità, e l'Istituto delle fanciulle diretto dalle due altre: due Prelati minori, un Clero insignito (oggi Capitolo Collegiato di S.Stefano Protomartire), quattro Chiese, una delle quali è destinata a Santuario sulla pietra e modello del prototipo in Loreto, cinque Confraternite, la banda musicale, sette caffè sorbetterie, una fabbrica di spirito, altra di cappeli di lana, altra di fiammiferi: la villa, la stazione sulla via Appula. In generale le scienze, le arti, le industrie sono sulla via del progresso, cose tutte che sono proprie di Città, non più di Villaggio".
A tutto questo, Maurantonio Vincitorio aggiunge che Casaltrinità era ormai diventata una delle prime piazze vinicole d'Italia "...che, dopo 25 anni, sendosi trovati i nostri vini di ottima qualità, massime per taglio, e ricercatissimi dall'alta Italia, Francia, Svizzera, Austria e Germania, si fece una larghissima piantagione di viti...".

Il 26 marzo del 1863, il Re ratificò quella deliberazione. Un atto ordinario, come tanti, in quell'alba di un'Italia nuova e unita. Ma la storia della nuova denominazione, arrivata fino a noi dopo 150 anni, racconta una vicenda diversa, sofferta e, probabilmente, fonte di divisioni. Se c'è un anniversario da ricordare è proprio quel 30 dicembre (passato nel silenzio di tutti) quando, nel Consiglio Comunale di Casaltrinità, si fece la storia chiamando i cittadini "Trinitapolesi", ma che non ha mai potuto cancellare la nostra vera identità e origine di "Casalini".
Perchè così siamo conosciuti. Nel mondo.

p.s. ma è ora e tempo di guardare al futuro.



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